Chi Siamo

Questa è la mia storia

Siamo mamme, architetti e appassionate d’arte contemporanea, da anni lavoriamo con i bambini…

Colleziono arte contemporanea, ho ereditato questa passione da mio padre, grazie agli studi di architettura ho avuto modo di approfondire molti concetti che in arte mi affascinavano da sempre.

Da qualche anno lavoro con bambini da 0 a 12 anni progettando per loro laboratori di introduzione alla storia dell’arte contemporanea.

L’arte contemporanea infatti, più di qualsiasi altra forma d’arte, dialoga principalmente col nostro lato emotivo e offre nell’associazione tra immagine ed emozione, numerosi spunti didattici.

I miei laboratori hanno l’obiettivo di far comprendere al bambino la differenza tra astrazione e astrattismo che sono alla base di tutta l’esperienza artistica dal Novecento ad oggi.

La metodologia proposta è quella di rafforzare il processo analogico del Metodo Bortolato (metodo didattico a cui aderiscono ormai moltissime scuole del territorio nazionale) giocando con la forma/segno che a volte diventa SIMBOLO (ad esempio quando una lettera dell’alfabeto viene associata ad un oggetto della realtà, la A diventa una Altalena) a volte invece diventa solo una FORMA (creando nell’accostamento di varie lettere una semplice forma estetica senza significato contenutistico, con il solo scopo di creare nell’osservatore un determinato stato emotivo, con un chiaro riferimento all’Arte Segnica).

L’Arte Segnica è matrice fondamentale di tutta l’esperienza artistica contemporanea. Il protagonista nell’arte contemporanea, infatti, non è più l’oggetto rappresentato (il contenuto, la realtà), ma la forma pura (ovvero l’associazione tra la lettura della forma e lo stato emotivo che si crea in chi la osserva).

Come nella musica, dove non sono necessarie le parole per evocare nell’ascoltatore un determinato stato emotivo, allo stesso modo l’Arte Segnica slega la forma dal suo contenuto nel tentativo di lavorare esclusivamente con la sfera emotiva dell’osservatore.
Per tutta la vita ci hanno insegnato a lavorare razionalmente alla lettura dei segni, dei simboli e delle icone, attribuendo loro significati chiari, il più possibile univoci e leggibili.

Da questo continuo allenamento verso la ricerca di un significato, deriva la nostra difficoltà a rintracciare nei segni esclusivamente stimoli emotivi, e di conseguenza la difficoltà a leggere l’arte contemporanea, in primis quella astratta.

Lavorare sul segno, slegandolo dal significato, aiuta il bambino a conservare, sviluppare e potenziare la sua innata capacità di leggere (emotivamente) i segni, i disegni e in generale le opere d’arte, a prescindere dal loro riferimento con la realtà fisica.
Questa esperienza didattica ha già avuto parecchi riconoscimenti, che non sono solo frutto del mio lavoro ma anche del team con il quale quotidianamente collaboro: Giuseppina Russo, Stefania Battiato e Stefania Vecchio.
A darci l’idea di trasformare i miei laboratori in un metodo didattico è stato il Maestro Camillo Bortolato, al quale vanno sempre i nostri più sinceri ringraziamenti.

Come diceva Jerom Bruner, il bambino utilizza la manipolazione, la percezione, l’attenzione e l’interazione sociale per imparare. In pratica, ha una conoscenza motoria della realtà, apprende agendo. Per questo i miei laboratori di storia dell’arte sono principalmente basati sulla pratica, poca teoria, quella avranno modo e tempo per approfondirla se vorranno, in questa fase i bambini sperimentano, giocano e si divertono. Per dirlo con le parole di Paul Gaugin “Innanzitutto l’emozione, soltanto dopo la comprensione!”.

Quando progetto un laboratorio, ho sempre l’obiettivo di fargli sperimentare in maniera pratica un concetto chiave della storia dell’arte o del linguaggio di un particolare artista.
Per i bambini applicarsi nella realizzazione di un prodotto creativo, senza troppi schemi, ma utilizzando principalmente la propria creatività, è un’attività estremamente stimolante, un lavoro impegnativo e divertente allo stesso tempo.

Ma la cosa che mi emoziona di più è vedere lo stupore nei loro occhi, quando il lavoro si conclude e loro stessi non si aspettavano un risultato così stupefacente. Educare allo stupore, come diceva Matthew Fox, è fondamentale per stimolare la creatività. Del resto lo stupore è la molla di ogni scoperta.

Nell’ambito dell’educazione tendiamo a ricompensare solo le risposte “giuste” e a penalizzare quelle “sbagliate”, questo rende i bambini riluttanti ad azzardare soluzioni nuove e originali, ad usare la creatività.

Nei miei laboratori, ad esempio, non c’è mai nulla di sbagliato, ogni segno è un’espressione, pertanto porta in sé un valore.
Nella vita, la scuola, gli studi insegneranno ai nostri bambini a stare dentro ai confini della razionalità; i miei laboratori, invece, hanno l’obiettivo di stimolare la creatività, l’irrazionalità, il pensiero divergente, quello che poi serve per uscire dalle soluzioni difficili, per distinguersi o per vincere il Premio Nobel.

L’esperienza culturale comincia con il vivere in modo creativo, ciò che in primo luogo si manifesta con il gioco, e poi come diceva Matisse “l’arte è una sorta di calmante cerebrale, di tregua, di piacevole certezza, che dona pace e tranquillità”, poco male in un mondo che ci ha abituato alla frenesia.

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